CHIESA DI SANT’IPPOLITO – IL SIMBOLO DEGLI SCALPELLINI ROGLIANESI

a cura di Pina Oliveti

FACCIATALa chiesa è stata per anni adibita a sala cinematografica, successivamente ad officina meccanica e per finire, a deposito degli attrezzi della nettezza urbana! Di certo è stata sconsacrata nella prima  metà del XX secolo.

Secondo Tommaso Morelli la chiesa era dedicata alla Vergine o Madonna della salute. Icona che i fedeli veneravano già dal 1181, nella chiesa di San Giorgio. Nel 1628 fu fatta costruire una piccola cappella, distrutta poi dal terremoto del 1638, ricostruita ed ampliata nel corso del 1700. Che la chiesa fosse dedicata alla Vergine si evince dallo stemma sul portale in cui è visibile una “M” stilizzata e sormontata da una corona ed una “E” nella parte inferiore a dimostrazione di quanto affermo durante il restauro, nella sacrestia fu trovata e portata alla luce una lapide che afferma:” nel 1702, grazie all’interesse del procuratore Marco d’Urso la cappella venne dedicata alla Madre del Signore sotto il titolo della Salute” . Restaurata, i lavori iniziarono dopo varie segnalazioni che le associazioni, sollevarono alla Sovraintendenza dei Beni Artistici, nel 1993 ( vedi a proposito  un trattato sull’intervento di restauro: “Il Cantiere e le Maestranze roglianesi, una proposta di restauro, la Chiesa di Sant’Ippolito”, a cura di Amedeo Lico e Concetta Deni edito da Alinea).  Attualmente la chiesa è sede dell’associazione “La Via”. Ovviamente non dimentichiamoci che il restauro di un’opera d’arte non è fine a se stesso, bensì è esempio di civiltà e continuità con il passato  che non deve lasciare nel dimenticatoio le sue opere migliori!

La facciata posta a sud si presenta di forma rettangolare con tetto a capanna e priva di campanile. Il portale è di una maestosità unica , firmato da Nicola Nicoletti, è il simbolo della scuola degli Scalpellini roglianesi. Secondo il Bruni (Edoardo Bruni autore dell’opera “Gli Scalpellini di Calabria”, edito da La PetiteAcademie), il portale della Chiesa di Sant’Ippolito appartiene profondamente alla Scuola roglianese, perché aggiunge alla struttura il “modello a triplice fascia”. La triplice fascia inizia dalla base , in cui compaiono tre plinti su ogni lato, da cui si diramano, in questo caso, due lesene decorate splendidamente e due paraste rudentate che culminano con il capitello composito. A dimostrazione che già nel lontano 1700 si parlasse di questo portale come un opera d’arte imponente e che i futuri imitatori non avessero nulla di autentico se non che la semplice riproduzione di un opera , fatta da un grande maestro è la scritta che compare tra l’arco e la parte sottostante delle due cornici, poste al di sotto della cimasa. La scritta in latino  definisce la paternità dell’opera : “qa pius ac imitazione digius fuerit Nicolaus Nicoletta erga han icone de iparae patet ex opificio horu positv minibus suis gratis fabrefacto”.

Particolare della simmetria che pervade il portaleLa sua traduzione è: “Per il semplice fatto che Nicola Nicoletti sarà pio e degno d’imitazione, viene esposto qui di fronte alla medesima immagine dello stesso altare cesellato secondo la tecnica di quelli che in seguito passeranno sotto la sua dipendenza: A Dio Ottimo Massimo 1700”.  Particolare è il taglio delle lesene a livello dei capitelli dell’arco, simmetricamente perfetto, ciò a dare equilibrio e per scaricare le forze della trabeazione monumentale in maniera equilibrata. Le paraste rudentate sostengono una trabeazione a più strati, qui compare una cornice con sopra una cimasa ricca di intaglio ,foglie e rami sporgenti che danno un senso di profondità  e movimento. A livello dei capitelli, due testine d’angelo sembrano sostenere il timpano spezzato, con cornici e modanature che creano un effetto morbido, al centro un medaglione sostenuto da due leoni finemente scolpiti. Nel medaglione contornato da volute e foglie e scolpita una “M” coronata; dietro  alle figure dei leoni plasticamente si innalzano le cornici della finestra, che propongono il motivo a spirale con i girasoli, simbolo della Scuola roglianese. Le cornici sormontate da una cimasa che è intagliata con girasoli e volti a grottesca presenta al centro una conchiglia finemente intagliata. Il timpano spezzato si  ripropone in maniera  volumetricamente più piccola e contiene una finestrella, con dentro una piccola campana, con cornici decorate  a spirale  e sormontata  a sua volta da una cornice sporgente.  In questo gioco di volumi e proporzioni appare evidente la grande capacità scultorea del Maestro Nicoletti che rende ancora più simbolico e unico il canone stilistico  della Scuola roglianese. Anche l’aggiunta di due sculture a “pendant” sui lati del timpano ,una sorta di mappamondi in miniatra sormontati da una corona, rendono chiara la conoscenza degli elementi decoratiuvi dell’epoca ed il gusto estetico nella collocazione degli elementi decorativi. Anche nelle lunette dell’arco due angeli in volo che sostengono un cartiglio sembrano dare un segno di leggiadria e bellezza  eterea all’insieme, rendendo lo stesso arco quasi ,  un passaggio spiritualmente obbligato,  a soffermarsi prima d’entrare,  per ammirarne la magnificenza.

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