Prossimo

Agg. s.m.: Molto vicino (nello spazio); Che si trova a brevissima distanza. Nel linguaggio eccles., ogni uomo rispetto a un altro uomo in quanto uniti dal vincolo della carità cristiana.

“Ama il prossimo tuo come te stesso”, o forse anche di più. Amalo, o magari non odiarlo. Comunque se vuoi, non amarlo, ma cerca di rendergli la vita non più difficile di quanto ce l’abbia già. O meglio, se proprio non ti va, lascialo al suo destino, ma almeno non fomentare contro di lui inutili crociate, volte soltanto al guadagno di chi le aizza.

Se poi possiedi una fede, ciò diventa molto più semplice. Segui il messaggio che essa ti detta, anche se si tratta di roba detta migliaia di secoli fa, e avrai fatto la cosa giusta. Ma fallo tuo questo l’insegnamento.

Prossimo: che viene dopo quello prima di lui. Insomma che c’è. Perché il prossimo tuo è lì, dall’altra parte, o in un altro posto ancora, ma è sempre lì che si trova. Dopo di te, di fianco a te, davanti a te, dietro di te, sopra o sotto di te. Sta a te sapere come trattarlo. La risposta la porti dentro, nel cuore.

Altrimenti girati dall’altra parte e ripeti sempre tra te e te, “prossimo? boh”. E non ti curar del fatto che magari domani, o in un ipotetico futuro, il prossimo potresti essere tu, o i tuoi figli, o i figli dei tuoi figli. Perché di prossimi non se ne ha mai abbastanza.

Ricordati di tutto ciò soprattutto quando seduto tra i banchi la domenica, ripeti meccanicamente i passi della liturgia e/o quant’altro pensi possa renderti un buon osservante. E poniti una domanda importante: cosa “osservi” in particolare?

Luca Rota

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