Criticare è lecito, diffamare no!

Bisognerebbe veicolare un messaggio ed indirizzarlo a chi comanda, e ai loro clientes. Questo messaggio dovrebbe titolare così: “CRITICARE È LECITO, DIFFAMARE NO!”. Credo che mai cosa fu più ovvia. Criticare è lecito sempre e comunque in una società libera. Non è lecito diffamare, calunniare ed attaccare sul personale. Ma anche questo dovrebbe essere più che ovvio. Che forma di governo è quella che non accetta critiche verso il proprio operato (per giunta ultra lacunoso) e si avvale della diffamazione per “controbattere”? Potremmo definirla fascista, o magari democristiana (che poi ne è sinonimo e “parente”, e a Rogliano ne sappiamo qualcosa), ma ancora peggio, andrebbe definita con termini che forse nessuno ha ancora coniato.

Al giorno d’oggi i social network ci permettono di dire la nostra ogniqualvolta lo riteniamo necessario. È vero che la mole di cazzate è esponenzialmente aumentata, ma è anche vero che i messaggi possono essere veicolati molto più velocemente e spesso in modo immediato. Resta il fatto che anche sui social è possibile “criticare” liberamente, senza però offendere né diffamare nessuno. Questa cosa andrebbe spiegata a chi della diffamazione gratuita e (soprattutto) ignorante fa il proprio cavallo di battaglia, esposto per giunta senza contenuti, in modo vergognoso e con un linguaggio da seconda elementare (scarsa).

Le critiche sono sempre lecite, ma devono essere rispettose, ben fatte, intellettualmente oneste e soprattutto supportate da riscontri reali, da proposte alternative e da nuove idee. Esse possono essere soggette a delle contro-critiche. La diffamazione invece lecita non lo è affatto, anche se di solito è sport nazionale tra i tavolini dei bar o in altre “tribune politiche” d’occasione. Al giorno d’oggi spopola anche “tra le mani” dei tanto citati “leoni da tastiera”, all’inizio sottoforma del democristianissimo volemose bene di turno, per poi prendere le sue vere sembianze e diventare calunnia, o in alcuni casi minaccia. Se sessant’anni fa vi era paura di “criticare” per via dello squadrismo operato per le vie del paese da personaggi molto poco stimabili, ad oggi di chi dovremmo avere paura? Questo ditemelo voi..

Quindi senza ulteriori chiacchiere o giri di parole, diciamo a chi di dovere di accettarle le critiche, se costruttive e reali, senza etichettare tutto ciò che va contro i loro interessi come “nemico”. E se esse non sono di loro gradimento, che non si azzardino minimamente a provare a zittirle, con mezzi leciti e non. Perché questa cosa un nome ce l’ha, e si chiama fascismo. E non importa se ad operarlo siano persone appartenenti a fazioni (a detta loro) lontane da tale modus operandi. “Fascista è chi il fascista fa”. Ergo il fascismo è sempre fascismo, e come tale va combattuto. Mentre qui si parla solo di rendere migliore il nostro paese, non di lotte o di guerre. Altrimenti poi in un giorno non troppo lontano, non lamentiamoci se le generazioni future continueranno a crescere in un paese retrogrado, imbruttito, in balia dell’apatia più totale e sommerso dal nulla più buio, proprio perché figlio, ma soprattutto nipote diretto del volemose bene. Chi calunnia e diffama non merita altri epiteti di quelli già citati sopra. O magari meriterebbe qualche denuncia penale, sempre che chi se ne occupi la consideri seriamente. Quindi stampiamoci bene in mente questo messaggio, e ricordiamolo a chi di dovere. Amen.

Luca Rota         

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