Dio è morto e il capitalismo ha vinto per sempre

15570930_10211365184994528_645222442_n“Per la religione e soprattutto per la Chiesa non c’è più spazio. La lotta che il nuovo capitalismo combatte ancora per mezzo della Chiesa è una lotta ritardata, destinata, nella logica borghese, a essere ben presto vinta, con la conseguente dissoluzione «naturale» della Chiesa” – scriveva Pier Paolo Pasolini nel 1973. Oggi, nel XXI secolo – possiamo dirlo con tutta franchezza – il vecchio Dio è morto; ma non c’è da esser felici, né tantomeno è avvenuto quel fatidico passaggio verso “l’oltreuomo” nietzschiano, ciò che ci attende è un futuro sempre più infausto. L’ultimo baluardo del passato, il più terribile e allo stesso tempo il più radicato, è caduto sotto i colpi di un nemico ancora più feroce, ancora più implacabile e irrazionale, il neocapitalismo tecnologico. Certo la Chiesa non è rimasta, come si suol dire, con le mani in mano: in un primo momento, da “potere forte” qual era, ha cercato di far caccia grossa alleandosi con questo nuovo potere (una mossa ormai consueta da parte della Chiesa, basti ricordare il fascismo), ma in un secondo momento si è accorta irrimediabilmente di non poterlo più controllare, era diventato troppo forte, troppo epidermico, così infine ha deciso di dichiarargli guerra, una guerra tenue combattuta ahimè senzané mezzi né speranza. Il neocapitalismo non conosce tregua, redenzione, è il culto dell’edonismo per mezzo della moneta: Dio è diventato Consumo, la Religione è diventata Capitalismo e il Capitalismo Religione – l’unica religione, l’ultima che conosceremo. Tutti gli altri poteri che formavano la cosiddetta “sovrastruttura” marxista non esistono più, sono solo parvenze di potere. La Lingua, la Cultura, la Politica, il Diritto sono solo accessori nelle mani del Capitale; perfino lo stesso Comunismo umanistico non è altro che un recondito ricordo del passato, i cui militanti attuali, annebbiati anche loro dall’edonismo e dalla consapevolezza di essere parte del sistema, portano avanti senza speranza e senza futuro. Parlare di “rivoluzione” oggi, è anacronistico. Non esiste più nessuna battaglia da affrontare, la guerra ormai è persa, per sempre. Siamo oramai dinanzi alla cosiddetta “fine della storia” che intravide Fukuyama, ma da un’altra ottica, da un’atra prospettiva, quella apocalittica. Allo stesso modo ciò a cui noi oggi stiamo assistendo non è uno “scontro tra civiltà” come profetizzò Samuel Huntington, ma più semplicisticamente uno “scontro tra capitali”. Si badi bene che il riemergere dei nazionalismi è solo un bieco tentativo d’isolazionismo per poterautoconvincersi che il problema del “sistema” stia fuori, ma anche questa è una falsa soluzione, in quanto la moneta non ha più confini. Allora qual è la risposta a questo problema? La guerra? l’uccisione sistematica dell’uomo attraverso nuovi campi di sterminio? Un’ipotetica risposta che spaventa, come si può ben vedere, più della stessa domanda. Parafrasando Baudelaire, il progresso è ciò che distruggerà l’umanità – e tutto ciò non è forse vero? L’era di Internet, degli smartphone, più generalmente dell’uomo del consumo – che oramai di umano ha ben poco – sono gli ultimi passi verso la fine. A noi, pochi consapevoli di questa tragedia, non resta che stare in silenzio e camminare turgidi di tristezza verso la morte, fin quando esisterà.

Pierluigi Vizza

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