1984 (oggi)

12900039_10208991619736880_1665258000_nNel romanzo 1984, George Orwell dipinge un mondo immaginario, teatro di una guerra perpetua fra l’Oceania e i due Stati superstiti, ovvero Estasia ed Eurasia, con i quali stipula e rompe trattati mantenendo le classi sociali in uno stato di degrado e aggressività fomentata – come si vede nel romanzo –, tramite strumenti come ad esempio i c.d. «due minuti d’odio», durante i quali le classi medie venivano violentate e manipolate psicologicamente a portare odio verso il nemico di turno della nazione; o ancora attraverso strumenti repressivi come i bombardamenti missilistici contro la classe inferiore del proprio Stato, i c.d. «prolet», che vivevano in una condizione di schiavitù totale. Un punto cardine che emerge dal romanzo orwelliano è sicuramente l’invenzione simbolica del «nemico». Infatti, non ci può essere fede in un regime se alla personificazione del Bene (rappresentata dal regime stesso) non si contrappone quella del Male, sul quale riversare il proprio rancore e sfogare le frustrazioni e i risentimenti che derivano dalla subordinazione sociale. Possiamo pertanto cogliere un’analogia fra il «Grande Fratello» orwelliano e il regime nazionalsocialista di Hitler o quello stalinista, in quanto per mantenere bene salde le redini del paese bisogna mantenere una sorta di clima di tensione controllato tramite l’eliminazione del nemico interno: dissidenti politici, ebrei, prolet, minoranze etniche. Questa è sicuramente la dinamica del capro espiatorio o della caccia alle streghe, che va a cogliere il lato debole della psicologia umana, ovvero l’utilizzo della paura e dell’ignoranza, generando all’interno della società un clima di terrore che è determinato dalla presenza di nemici che si muovono in incognito vicino a noi, senza saper bene chi sia il nemico da cui dobbiamo guardarci. Senza alcun dubbio, Orwell prende spunto dai regimi totalitari del Novecento combinando elementi del nazismo e quelli dello stalinismo, come risulta dal fatto che il controllo sulle masse non si basa esclusivamente sulla logica del terrore generato dalle guerra, ma anche attraverso l’utilizzo della manipolazione e dell’uso spropositato dell’inganno. Winston, il protagonista di 1984, lavora all’interno del Ministero della Verità e il suo compito consiste nel falsificare gli eventi che sono accaduti nel passato riscrivendo quasi quotidianamente la Storia, in modo da far coincidere i documenti con le versioni ufficiali del regime eliminando ogni sorta di discrepanza che vada a ledere il Partito. Questa logica della «doppia verità» viene utilizzata massicciamente all’interno dell’Unione Sovietica, a cui sicuramente Orwell si ispira, – basti pensare agli slogan fuorvianti utilizzati dal Grande Fratello come ad esempio: “La guerra è pace, la libertà è schiavitù, l’ignoranza è forza”. E quando la manipolazione e la dottrina non bastano, si ricorre alla violenza psicologica attraverso il lavaggio del cervello – come accadeva all’interno del Ministero dell’Amore o nei processi stalinisti, in cui il colpevole, cioè chi andava contro le logiche del partito unico, prima di essere eliminato doveva confessare pubblicamente i propri «errori» e pentirsi. Questo metodo era sicuramente più efficace di quello utilizzato dai nazisti, che prevedeva l’eliminazione diretta e l’umiliazione, poiché evitava che il colpevole diventasse un martire così da spegnere gli istinti rivoluzionari degli altri individui sul nascere.

Pierluigi Vizza

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