Oriundi

Raimundo_Orsi_mediagallery-pageGli oriundi sono un imbroglio, uno strappo alla regola, regolarizzato, permesso da chi comanda, messo in atto da chi giostra l’ambaradan. Un imbroglio bello e buono, non una risorsa. Ci siamo mai domandati che differenza passa tra Eder e Balotelli? Primo, uno è potenzialmente un campione, l’altro no. Secondo, uno è italiano, l’altro è un brasiliano che da quasi dieci anni vive in Italia, e visto che il Brasile non lo convocherà mai, Conte ha deciso che debba far parte della squadra nazionale, data la penuria (a suo avviso) di buoni attaccanti. Si chiama squadra nazionale proprio perché al suo interno figurano giocatori provenienti da quella nazione, con caratteristiche date da quel determinato luogo geografico, e con un modo di giocare appreso da quella determinata scuola calcistica. Oggi, nell’era della multiculturalità, esistono esempi di calciatori appartenenti ad una determinata nazione, ma con caratteristiche fisiche date da un’altro contesto mondiale. Questo è del tutto normale. Viviamo un’era multiculturale, e guai se non fosse normale trovare giocatori dal fisico africano, ma della cultura, sociale e didattica, prettamente europea. Ciò è dovuto all’immigrazione, che sia voluta o  portata dalle guerre, ed è un fenomeno del tutto normale, nonchè secolare. Non è normale quando provi a naturalizzare l’argentinissimo Paulo Dybala (che intelligentemente rifiuta e sceglie la sua nazionale, l’Argentina), o quando nel corso degli ultimi dieci anni hai naturalizzato gente come Amauri, Thiago Motta, Paletta e Vazquez.. e cosa dovrebbero dire i Berardi, Bernardeschi, Belotti e compagnia bella? Vista la mediocrità della nazionale maggiore, a mio avviso si sarebbe dovuto intraprendere un percorso simile a quello del Vicini ’88, che dopo la fine del corso Bearzot importò i cardini della sua under 21 (Mancini, Vialli, Maldini, Donadoni per intenderci) e li fece amalgamare con ciò che di buono restava della nazionale maggiore. Solo così, amio avviso, si eviterebbe di schierare il mediocre Eder, e si darebbe spazio ai Berardi, ai Bernardeschi, ai Belotti e ai Trotta. Tutta gente che crescerà (eccome se lo farà), e dirà la propria ad alti livelli. Basta che venga loro concessa l’opportunità di farlo. Avremmo potuto capire una chiusura ai giovani, ai tempi in cui il parco attaccanti era formato da Vieri, Inzaghi F., Montella, Delvecchio, Del Piero e Totti (mondiali 2002). Se ne sarebbero dovuti fare una ragione in quel caso.. (ne sa qualcosa Gilardino). Ma con quello che c’è oggi.. Ecco perché gli oriundi sono un imbroglio. Perchè in casi come questo gettare nella mischia i giovani sarebbe più una costrizione che non una scelta, ma andrebbe bene comunque, dato che da noi si resta “promesse” almeno fino ai 26 anni. Tempo fa la Polonia naturalizzò il nigeriano Olisadebe, perché autore di un ottimo campionato, e se lo portò ai Mondiali in Giappone & Corea, attuando per lui una legge speciale che permise di naturalizzarlo entro breve tempo. La stessa Italia naturalizzò per decenni le stelle sudamericane del nostro campionato, come Raimundo Orsi (in foto), che decise la finale dei Mondiali del ’34, innescando una lunga scia di “nuevi” italiani (Ghiggia, Altafini) che vestirono l’azzuro come convenzione, non essendolo italiani, e non come “investitura”. Oggi troviamo roba come quella messa in piedi dalla nazionale di pallamano del Qatar, che ha allestito unn dream team di oriundi, ed ha raggiunto l’argento iridato. Quando si gioca tra squadre nazionali, non dovrebbe in alcun modo c’entrare chi ha più soldi, o chi può investire di più. Ecco perché gli oriundi sono un imbroglio. Se hai saputo creare un ricambio generazionale, ed hai una buona squadra sia per l’imminente che per il futuro, allora sei ok. Ma se pecchi di programmazione e non solo (tipo l’Italia), allora non puoi metterti a fare calciomercato, e fare spesa di ‘non convocati’ (per non dire scarti) delle altre nazionali. È un concetto semplice, l’ha capito persino Blatter. Chissà quando lo capiremo noi. Nel frattempo continuiamo a naturalizzare gli Eder e gli Amauri, non facendo esordire i Berardi e i Bernardeschi. Ah pover’Italia!

Luca Rota

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