L’ultimo

barzagliL’ultimo. Se un giorno qualcuno dovesse dedicare un film ad Andrea Barzagli, credo proprio che lo intitolerebbe così. L’ultimo difensore propriamente detto. L’ultimo della vecchia scuola. L’ultimo difensore figlio di una patria di difensori. L’ultimo occupante decente di un ruolo un tempo roba nostra, mentre oggi vige una penuria assurda di centrali (sui terzini qualcosa inizia a muoversi). Riserva di Fabio Cannavaro a Germania 2006 (giocò il quarto con l’Ucraina per la squalifica di Materazzi), approdato in serie A col Piacenza e poi passato a dirigere una difesa di tutto rispetto a Palermo, dove insieme a lui si ricordano Zaccardo e Grosso, entrambi titolari (il primo venne poi spodestato da Oddo, e fu l’unico a “segnare” a Buffon durante quel mondiale) e pedine importanti per Lippi e per la nazionale. Insieme a Zaccardo si trasferì in Germania, dove vinse un titolo storico col Wolfsburg, per poi ritornare “in incognito”, per poco meno di 300mila euro in una Juve in ricostruzione, e diventarne leader difensivo, “silenzioso e concreto”, nonché pedina inamovibile. Come il vino buono, è in vecchiaia che ha migliorato le proprie doti, arrivando a diventare baluardo di quella nazionale che ad oggi annovera giocatori mediocri, picchiatori incalliti (Chiellini) e presunti novelli stopper/liberi (Bonucci). Se Allegri si deciderà a fargli giocare accanto Rugani, magari quest’ultimo farà ripartire la gloriosa stirpe dei difensori italiani. Se non avesse rinnovato, e fosse andato al Milan, magari avrebbe fatto le fortuna del diavolo, e di Romagnoli. Perché crescere senza una chioccia degna di questo nome è cosa ardua, anche se non impossibile. Lui, l’ultimo erede di Nesta e Cannavaro, potrebbe fare qualcosa di molto importante a 35 anni suonati. Insegnare ai giovani e promettenti difensori emergenti, come si difende. Perché l’Italia calcistica (da non confondere con quella reale), è da sempre patria di difensori eccellenti, e non si può accettare che un Bonucci o un Chiellini si ergano a “è il meglio che possiamo permetterci”. In una immaginaria spedizione, ipotizzabile tra la metà degli anni 90 e quella degli anni duemila, tra i vari Costacurta, Baresi, Ferrara, Apolloni, Cannavaro, Nesta, Iuliano, Wierchowood e compagnia bella, due come loro (titolari oggi) non sarebbero stati nemmeno convocati. Altro che tribuna! Per non parlare di Ranocchia. Per questo motivo ritengo che Andrea Barzagli sia l’ultimo. Perchè magari ai tempi passò in sordina per via della presenza di gente come Nesta e Cannavaro, ma le doti ci sono, e le vediamo oggi. L’ultimo difensore degno di questo nome, col quale gli almanacchi ricorderanno (probabilmente) la fine di un’era (calcistica) nella quale si difendeva, e lo si faceva in un determinato modo. Un po’ come quando finì l’epoca del libero vecchio stampo, o dei terzini alla Gentile. La speranza (sempre calcisticamente parlando) é quella che riesca ad infondere ciò che sa, in gente come Rugani e Romagnoli (magari anche se li convocano in nazionale maggiore..), e che giochi ancora per un po’, o almeno fino a quando se la sente. Perché velocità e senso della posizione ancora ci sono. Qualche infortunio di troppo anche, ma l’età è quella che è. Andrea Barzagli resta comunque l’ultimo. O il migliore. Dipende da come la si vede. Ma per favore non parlatemi di Bonucci o Chiellini. Ve lo chiedo per favore.

Luca Rota

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