Democrazie, (social)democrazie e (in)attivismo

democracy-coming-soonLa democrazia è un concetto utopico. Essa non esiste. Il “governo del popolo” è tale, solo quando è il popolo stesso a scegliere chi andrà ad amministrarne le sorti. E questo accade solo in parte, mentre per il resto c’è una fitta rete di interessi economico-imprenditoriali alle spalle degli ‘eletti di turno’, che fanno si che il potere venga incentrato su poche persone. C’è chi come Massimo Fini, sostiene che “la democrazia è il modo di metterlo nel culo alla gente, soprattutto alla povera gente, ma col loro consenso”. A mio avviso, mai cosa più vera fu scritta e pensata. La situazione greca ne è l’ultimo esempio, dove un governo eletto dal popolo si ritrova a dover “obbedire” ai diktat imposti da chi “sta in alto”, senza potersi opporre minimamente, né poter proporre le proprie misure anti austerity, votate dal popolo alle elezioni, senza avere alcuna voce in capitolo. Pena la “fame”. Oggi ciò che definiamo democrazie, votano roba come il Ttip, che autorizza le multinazionali a farci mangiare merda. Nelle monarchie il potere si ereditava da padre in figlio. Oggi la cosa è più o meno simile, ma avviene con modalità diverse, perché il potere si tramanda da uomo ad uomo, anche senza bisogno di vincoli di parentela. Basta che si continui ad obbedire e a fare gli interessi di chi sta in alto. E così può succedere che un Buonanno, un Razzi, un Gasparri o uno Scilipoti di turno, vengano eletti a rappresentare questo potere nelle sedi opportune. In democrazia si vota. Ma se questi voti li gestiscono le mafie, allora a cosa servono? A piazzare nei banchi del potere i loro uomini. Ditemi voi se questo è un sistema giusto. Ditemi voi se è questa la democrazia. Non credo proprio. E se magari dovesse esser proprio questo il famigerato “governo del popolo”, allora possiamo tranquillamente dire che siamo un popolo di coglioni, che merita di essere amministrato e gestito da persone del genere. Chi di noi sceglierebbe uno di loro come amministratore del proprio condominio, o della propria villa, o dei propri beni?
Gran parte della colpa del sistema in cui ci troviamo oggi, va a mio avviso imputato alle socialdemocrazie; roba strana, che personalmente definisco la sintesi tra la prima idea socialista e quella antico-destrina di fine ottocento. Essa è alla base dello sfascio di quella sinistra, figlia delle lotte operaie di inizio novecento. Riassumendo in modo semplice e sintetico, troveremo che socialisti e democristiani alleandosi, hanno distrutto l’Italia dagli anni sessanta in poi. La ‘banda Mussolini’ (all’epoca socialisti rivoluzionari) al soldo dell’alta borghesia distrusse e portò sull’orlo del baratro una nazione intera in un ventennio. I socialisti al potere (la ‘banda’ Craxi) distrussero ciò che di sinistra restava negli anni Ottanta. Quelli odierni di tutta Europa sono al soldo delle multinazionali e delle banche. Hollande, Blair, Schulz e tanti altri rappresentanti dei maggiori partiti socialisti europei nell’ultimo ventennio, si sono macchiati di una colpa molto grave: aver intrapreso politiche neo liberiste, e mai di fatto vicine alle idee della parte di popolo che li aveva votati. Essi hanno rappresentato e credo rappresenteranno nei libri di storia, il primo esempio di sinistra che agisce attuando politiche di destra. Perciò credo che la socialdemocrazia sia il male della politica europea, così come l’America (storica ‘esportatrice’ mondiale di democrazia) lo è di quella globale. Se storicamente i socialdemocratici si fossero alleati con le parti politiche a loro più affini a livello programmatico (comunisti, radicali, verdi), magari oggi vivremmo in un mondo diverso, e (forse) migliore. Essi invece optarono (ed optano tutt’ora) per “accentrarsi” (perché come si dice, “le elezioni si vincono al centro”) e i risultati sono quelli odierni. Oggi viviamo in democrazie (o presunte tali) basate sui social network. I premier (il nostro in primis) dialogano più con i tweet che con i fatti. Ecco perché crediamo a tutto e a niente. E continuiamo ad eleggere gente del genere. Viviamo in delle (social)democrazie, molto asocial e poco concrete, che ci permettono di essere sul web una massa di leoni inferociti, mentre dal vivo ritorniamo agnellini da latte muniti di pannolino super assorbente. Sui social ci è permesso di scrivere ciò che vogliamo (in parte) contro chi vogliamo, per darci quel ‘contentino’ abulico che ci possa far sentire dei novelli Che Guevara, o per poter dire all’amico di turno “hai visto cosa ho scritto sul profilo di.. ?!”. È questa la moderna forma di contenimento, opposta a quella espressa nei totalitarismi di inizio Novecento, che voleva la libertà di opinione completamente negata. Oggi tutti possono dire quello che vogliono contro chi comanda: tanto non contano comunque un cazzo. Un po’ come dire “parlate parlate, noi nel frattempo ce la spassiamo e voi morite”. Perché reprimendo si ottiene la disobbedienza, anche dei più restii; mentre ‘concedendo’ queste forme di ‘rivolta social’, c’è chi si sente appagato e con buona pace dei predecessori partigiani, tiene sul proprio profilo l’immagine del Che, o di Lenin, e nella vita reale non muove nemmeno un sassolino sotto la propria scarpa. Ecco perché muore l’attivismo e con esso la società civile non sa più dissentire da ciò che non è giusto. Chi non è mai stato abituato all’azione, ma si è sempre celato dietro ad un velo di parvenza d’azione (i social), una volta messo davanti alla realtà ne subirà il contraccolpo. Ma anche queste mie sono soltanto parole ‘asocial’ e poco concrete. Ciò che serve è attivismo, civico, sociale e culturale. Altrimenti saremo condannati a tenerci queste (social)democrazie, col benestare placido di governi e opposizioni (o di chi ne fa le veci).

Luca Rota

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Un commento

  1. Analisi molto lucida ed efficace del concetto di democrazia

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