Indignazioni socialmente inutili

bottana industrialeLa giornata mondiale contro la violenza sulle donne, attraverso le innumerevoli campagne di sensibilizzazione, i messaggi visivi, simbolici come le scarpette rosse, le manifestazioni, i convegni e i seminari a tema, le opinioni retoriche ostentate sulle testate, sui blog e specialmente sui social network, cosa riesce a cambiare in concreto?
Perché la società occidentalista “da bene” sente la necessità di inserire nel calendario dei giorni della memoria? Ha concretamente senso argomentare su una tematica così delicata e personale, attraverso il racconto di donne vittime di violenza che sono riuscite ad uscire dall’incubo? Poi ci sono quelle meno fortunate, che (in Italia specialmente) diventano oggetto di articoli di cronaca nera e nella maggior parte dei casi, si è costretti a sentire e leggere sempre la stessa storia trita e ritrita: ex marito violento/ex fidanzato violento denunciato per stalking, autorità approssimative e conseguente morte (annunciata) della donna.
Avrebbe molto più senso quindi spendere una miriade di parole ed opinioni verso un Paese che non è capace di proteggere, neppure nel momento in cui, tu donna disperata, chiedi aiuto ad uno Stato che dovrebbe tutelarti e garantire la tua difesa fisica e morale, proprio perché c’è qualcuno che ti sta perseguitando!
Quale sia la “pubblica utilità” della giornata contro la violenza sulle donne ancora per me resta un buco nero. Che efficacia concreta può avere una campagna di sensibilizzazione nei confronti di un soggetto emotivamente predisposto alla violenza? È sufficiente uno spot televisivo, un seminario, una manifestazione oppure una foto artistica che ritrae una donna col volto tumefatto, per “illuminare” e “convertire” al rispetto?
Spesso credo sia molto più sensato evitare di militare “a parole”, se le tematiche che si affrontano, che si voglia o meno, sono il prodotto di un lungo dramma umano ininterrotto e immutato da secoli. Le donne sono state, sono e sempre saranno vittime di chi è più forte. In questi casi credo sia più opportuno non incanalarsi nei meandri e nelle ramificazioni della psiche umana che induce alla violenza. La psicologia e la psichiatria, dal XX secolo in poi, hanno fatto enormi passi da gigante, ma se ci soffermiamo a pensare, credo che dell’uomo, della sua indole comportamentale e della sua natura più irrazionale ed ineffabile, sappiamo ancora ben poco.
La socialità spesso cerca di immergersi nei meandri più bui dell’universo umano cercando una qualche empatia con violenze, drammi psicologici e fisici. Siamo “attratti” dal dolore che ci viene raccontato sugli schermi. In tanti seguono i salotti degli “esperti” in cui si sbandierano drammi che hanno distrutto la tranquillità di intere famiglie a causa non solo di femminicidi, ma di uccisione di bambini da parte delle stesse madri. Non mi meraviglierei se un giorno venisse istituita la giornata mondiale contro le Medee!
Non dimentichiamo poi che ogni qual volta un “piccolo Loris” viene ucciso, e minimamente le indagini iniziamo a muoversi verso una Anna Maria Franzoni di turno, già vedo Bruno Vespa in estasi che commissiona il plastico del luogo del delitto e dedica intere puntate ad un dramma privato che dovrebbe essere argomentato solo ed esclusivamente da addetti ai lavori, e nelle opportune sedi, “sputtanandolo” attraverso le parole degli “opinionisti del mestiere” (perché l’Italia è il Paese dei salotti e non solo quelli dove ci piace chiacchierare con Sabrina Ferilli)!
L’Italia è il salotto dei criminologi, di psicologi, di magistrati che comodamente sbandierano il proprio punto di vista, dopo aver insaccato un lauto gettone di presenza, argomentando e pretendendo di proferire delle verità! Dopotutto: “quanto ci piace chiacchierare”!

Alessandra Pappaterra

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