La ‘Democrazia’ dei RadioAut

12080370_1169100149774002_3830768426589069233_oTematiche reali e contemporanee, visioni odierne ornate da un sound pieno e curato, parole attente rivolte alla propria terra, senso di appartenenza e fierezza terrona. Sono questi gli elementi che ci portano alla scoperta di un album nuovo, dove “di pani e di pesci non ce ne son più […] e il mare è ormai sazio di questa pietà”. Quale verità più vera dei versi di Democrazia, la track che da il nome all’album d’esordio dei RadioAut, gruppo del cosentino con ambizioni e talento di certo non provinciali. Democrazia è un lavoro orientato su sonorità dub, cosparse di tinte rock british (nell’album sono presenti due tributi ai Pink Floyd) imbevute in testi dal sapore dolceamaro, che trattano temi quali la denuncia sociale, nuovi orizzonti da prefissarsi e raggiungere, quel non perdere mai la voglia di guardare oltre ciò che l’oggi ci pone davanti, la libertà di gridare ciò che si pensa. Un album ‘diverso’, per chi vive dalle nostre parti, un lavoro da ascoltare e comprendere senza soffermarsi troppo sul genere o su chi che cosa, un percorso fatto da dieci tracce, vario nella sua composizione, ma decisamente orientato su un dub-rock di matrice terrona accattivante e tendente al progressive. Perché l’arte ha il dovere (ed il piacere) di promulgare ciò che sente chi la compone, quindi magari sarò di parte anche perché ho avuto l’onore (ed il piacere) di partecipare a questo lavoro con un testo (Favole) e mezzo (Democrazia); ma credo sul serio valga la pena di ascoltare l’album d’esordio dei RadioAut, dove tra gli intensi versi di “Respirare”, le denunce fieramente terrone di “Controcorrente” e “Sole tra le dita”, i tributi agli autori di “The Dark side of the moon” e quant’altro si possa trovare in quest’opera prima, si nasconde un invito, magari rivolto all’intera nuova generazione, o magari soltanto a chi sa guardare oltre il proprio naso. Bisogna “uscire senza perdere il controllo […] e remare contro questa Babylon” (Uscire). Bisognerebbe farlo, sempre. Democrazia è un’opera prima, e come tale merita l’ascolto (e l’acquisto). Il bel lavoro di un gruppo agli esordi, ma già maturo e consapevole.

Luca Rota

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