Il Piacenza, la Copa Italja e gli ultras

indexC’era una volta il Piacenza tutto italiano, capitanato da Pietro Vierchowod con centravanti il grande Dario Hubner. Destino volle che appena comprati i primi stranieri, retrocesse in B inabissandosi in un calvario senza fine. Per carità, coincidenze. Oggi a ricordare un po’ quel team tutto italiano, rimane soltanto il ricco Sassuolo, un po’ l’Empoli, un po’ l’Atalanta. Queste sono le uniche squadre a presentare formazioni con italiani in maggioranza in campo (il Sassuolo di solito ne schiera 10/11). Da quasi quarant’anni presentiamo nazionali Under 21 di tutto rispetto. Anche oggi ne abbiamo una forte, dalla quale probabilmente nessuno emergerà diventando titolare in uno dei grandi club della serie A. Una volta andati ‘in pensione’ Pirlo, De Rossi e Buffon, anche la nazionale maggiore resterà orfana di campioni, dei cosiddetti ‘top player’. La serie A sprofonda verso un livello sempre più basso e mediocre, dove le squadre al vertice sono buone formazioni, ma non le eccellenze che vedevamo in passato. Troppi ‘stranieri scarsi’ e troppi italiani bravi (forse) mandati all’estero. Il calcio non è più quel deterrente sociale che allietava i pomeriggi alla radio nell’Italia che fu, ma una miccia pronta a scagliare fazioni le une contro le altre ogni ‘maledetta domenica’. Quanti coglioni che fanno ‘la rivoluzione per una partita di pallone’, mentre se alzano il prezzo della benzina a due euro tutti zitti e mosca. Che uomini duri (e puri). In campo europeo il nostro peso specifico è pari allo 0,8%. L’Europa League se onorata a dovere per i prossimi tre o quattro anni, potrebbe diventare una speranza. In Champions non abbiamo (al momento) alcuna credenziale, a meno che la Juve non compri in un sol colpo Hummels, Sneijder, Baines e Falcao. Fantacalcio (europeo). È ancora di sport, di tattiche e di agonismo che si parla ogni (maledetta) domenica? O hanno valore soltanto gli interessi economici di società e calciatori (soprattutto dei procuratori)? Credo che si dovrebbe ripartire proprio dall’onorare quella Coppa Italia (come si fa da sempre in Inghilterra con la Coppa di Lega, e in Spagna con quella del Re), un po’ come succedeva un tempo. Molti dicono che sarebbe possibile se questa offrisse un posto in Champions, e non in Europa League (un tempo lo offriva in Coppa delle Coppe, che aveva molto più senso). Per il momento è l’Europa League ad offrire un posto in Champions. Di seguito l’equazione: se vinco la Coppa Italia poi gioco l’Europa League, e se vinco l’Europa League poi gioco la Champions! Troppo complicato, anche se non fa una grinza. Meglio comprare Hummels, Sneijder, Baines e Falcao. E se restano soldi anche Verratti! Fantacalcio (europeo). In fondo (forse) basterebbe soltanto ricordarsi che la Coppa Italia è un trofeo, il secondo per importanza nel nostro campionato. Ma nel calcio di oggi non c’è più spazio per i romanticismi, servono i soldi, non la poesia. Sono sicuro che per quelli si arriverebbe anche a chiamarla (sotto il dictat di investitori stranieri) Copa Italja, e senza che nessuno si indigni minimamente, senza rivolte, senza parole. Tanto ce n’è di tempo per darsele, ogni (maledetta) domenica fuori e dentro gli stadi. Altrimenti che gusto ci sarebbe a farsi chiamare ultras.

Luca Rota

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