Eppur si muove, ma dove vuole andare?

indexSono trascorsi due anni dall’ascesa del Movimento 5 stelle nei “banchi del potere”, e questa mia analisi che lo riguarda da vicino, non ha pretese altezzose o vanesie, ma rappresenta soltanto la modesta opinione di un cittadino che si è preso 730 giorni di tempo (o poco più) per dare un giudizio su una cosa che “lo riguarda”. Perché parlare di politica riguarda tutti i cittadini (so che lo scrivo sempre, in latino ‘politicus’ significava ‘cittadino’). Un’analisi, se onesta e ben strutturata, presenterà dei pro e dei contro riguardo a dei temi precisi. Per prima cosa, c’è di certo e di incontestabile che il M5s ha segnato una spaccatura, non di poco conto, all’interno di un sistema creato ad hoc per la predominanza di “due soli grossi schieramenti partitici”. Il M5s con i suoi attivisti rappresenta un refuso non calcolato in un sistema politico da vent’anni pronto a spartire il tutto “in due”, col fine di rendersi le cose più semplici. È inutile ribadire che al giorno d’oggi non esiste più la divisione tra centrodestra e centrosinistra. Con ciò sono quasi certo che due anni or sono molti elettori, da tempo delusi dalle scelte di una classe politica che si presenta da sola, abbiano votato M5s sottoponendo i vari schieramenti al gioco del “ce l’ho, non ce l’ho”. O almeno questi furono i criteri che mi portarono a consegnare la mia di preferenza, da anni immobile all’interno della mia persona, al movimento creato da Beppe Grillo e da Gianroberto Casaleggio, l’uomo di cui non si parla (quasi) mai. Alla domanda “ha fatto danni gestendo la Cosa pubblica”, i grillini risultavano completamente rispondenti a quel “No” che invece, tutti gli altri partiti e/o schieramenti non potevano assolutamente vantare. Aggiungici la storica vittoria alle comunali di Parma (ora Grillo però fa le crociate anti-Pizzarotti) e qualche piazzamento regionale serio e non di poco conto e les jeux sont faits! Ricambio doveva essere e ricambio è stato! Per la prima volta restarono fuori dal Parlamento uomini che per anni ne avevano riempito i banchi, e sempre per la prima volta entravano a far parte del Parlamento cittadini dall’aria seria e decisa, determinati a fare il bene della nazione, e non i loro porci interessi. Tra i meriti più grandi da attribuire al M5s, c’è senz’altro quello di aver denunciato più e più volte, le nefandezze della nostra classe dirigente. La loro opposizione, anche se non potrà piacere a molti per i metodi di esecuzione, risulta nella maggior parte dei casi giusta, efficace e “filmata” (al video non si può mentire). Essi comunicano con i cittadini, spesso in tempo reale, e la cosa sembra sia molto apprezzata. Deputati e senatori Cinque stelle non mancano quasi mai nelle aule (Camera e Senato) dove sono stati eletti, a differenza di molti loro colleghi appartenenti agli altri schieramenti. Essi inoltre rinunciano ad una cospicua parte dello stipendio parlamentare, cosa che fa loro ancora più onore. Ma passiamo a ciò che non è (a mio avviso s’intende) ancora chiaro in codesto schieramento. Un’accozzaglia di singole entità messe insieme col solo scopo di garantire “gente pulita e candidabile”, scelta in base alla “non appartenenza a partiti politici o associazioni aventi oggetto o finalità in contrasto con quelli del movimento”, come recita il quinto articolo del loro “non statuto”. Un movimento gestito da una mente (Casaleggio) che opera attraverso un megafono incazzato (Grillo), che spesso ha delle uscite poco felici. Intorno ad esso i militanti hanno creato una sorta di culto della personalità, e se si pensa ai casi in cui Grillo ha messo alla prova “i suoi ragazzi”, tipo l’incitamento all’espulsione dei senatori dissidenti, è ben chiaro quale sia il grado di libertà intellettuale che vige all’interno del M5s. Sicuramente ci sarà anche della gente libera, ma si vede poi la fine che gli fanno fare (vedi ‘Occupypalco’). C’è di certo che il Movimento 5 stelle rappresenta una buona e valida alternativa al marcio sistema politico italico, ma non per questo il “grillismo” deve per forza di cose diventare una filosofia (im)morale alla pari del “berlusconismo” o del recente “renzismo”. L’elettore medio Cinque stelle trova nel blog di Grillo la propria Bibbia quando molto spesso gli basterebbe usare il proprio cervello, leggendo un po’ di tutto, confrontando le fonti, o semplicemente ampliando i propri orizzonti. Ma evidentemente quello non gli basta. Si sa, noi italiani siamo sempre pronti a salire sul carro dei vincitori, soprattutto se in quel momento è in voga o di moda “ciò che vince”, e poi l’opportunità di essere attivisti ‘con un clic’, senza darsi realmente da fare, a molto piace, anche solo per il gusto di dire al proprio vicino di casa (del Pd), che è uno schiavo e che sarebbe ora di aprire gli occhi. Che poi il grillino in questione usufruisca da anni di privilegi portatigli dalla condizione familiare (vincitore di bandi pubblici o altro) poco importa. Questo è quanto accade in molte piccole realtà, compresa quella in cui vivo, dove il Movimento è formato da “attivisti arrivisti”, gente che fino a poco tempo fa leccava culi dividendosi tra Pd, Pdl, Sel, Prc e chi più ne ha più ne (lecchi) metta, mentre adesso si professano promulgatori del giusto e del “non si fa”. Perché come detto prima, stare tra le fila del Movimento, implica di conseguenza “essere dalla parte del giusto”. E poco importa se tra questi “giusti” vi sono persone che per anni hanno militato in tutt’altri partiti, e solo adesso trombati dal sistema, trovano spazio (politico/elettorale) altrove. La storia personale di un individuo non si cancella premendo il tasto “delete”, e non basta indossare una pettorina e strillare in un megafono per diventare d’improvviso casti, puri ed onesti. Ecco questo è uno dei punti cardine, a mio avviso, riguardanti la creazione di codesto movimento. Grillo e company hanno raccolto un po’ di qua un po’ di là tra delusi, brava gente, trombati della politica e nuove “sporche” leve rampanti che si vantano ora di essere “pulite”, solo perché appartenenti a tale movimento. Aggiungici l’obiettabile forma di “democrazia partecipativa” che porta ad espulsioni e dissensi solo per “reati di opinione”, e troverai che in fondo di strada da fare ce n’è parecchia. Di positivo però troviamo tante facce nuove, preparate e propense al cambiamento (Di Battista su tutti), in contrapposizione al marciume vigente da due decadi o più, nelle stanze dei bottoni. Riusciranno i nostri eroi e non deludere le aspettative di milioni di elettori? E cosa più importante, manterranno quella purezza d’animo e quella serietà che tanto piaceva agli italiani quando li vedevano entrare in Parlamento, zainetto in spalla e con quelle loro facce da bravi ragazzi? A loro (e a Grillo e Casaleggio) l’ardua sentenza. A noi l’ardua speranza, che è sempre l’ultima a morire. Cambiamo palcoscenico, affacciandoci su quello europeo, quello per intenderci, che per anni Grillo ha definito con epiteti e aggettivi non riproponibili. Lì i grillini hanno stretto alleanza con gente che definire ambigua, sarebbe poco chiaro. L’Ukip di Nigel Farage, a capo dell’Efdd, non rappresenta certo l’equivalente europeo del M5s. Coerentemente con le proprie prerogative native, il M5s avrebbe dovuto collocarsi tra i Verdi Europei e non con Farage e company. Se prendiamo il caso di Podemos, che alla pari del M5s non si dichiara né destrino né mancino, ma al momento di entrare nei gruppi europei, non ha avuto alcun ripensamento nell’aderire alla Gue. E non perché “di sinistra”, ma perché si professano per la giustizia e per l’uguaglianza sociale, quindi non avrebbero potuto scegliere altro gruppo. Ma se il 78% degli attivisti grillini vota per andare con Farage, allora fatti loro. Altra cosa poco chiara è il fatto che a gestire le votazioni e quant’altro venga giudicato online, sia la Casaleggio associati, e non come nel caso sempre di Podemos una società esterna al movimento. Nel dicembre scorso, un disfacimento che parte dall’interno stesso del Movimento, quando Grillo si lascia affiancare da cinque ‘consiglieri’ (annulla di fatto l’art. 4 del ‘Non statuto’). Svolta o deriva? Internamente in molti se le danno di santa ragione, Pizzarotti convoca una riunione ‘non autorizzata’, per discutere il tema delle espulsioni e per proporre di togliere il nome di Grillo dal simbolo. A due anni di distanza dall’entrata in Parlamento, sembra quasi che questa creatura stia autodistruggendosi endemicamente. Ai movimenti politici come il M5s, va riconosciuto il grande merito di optare per il superamento delle bandiere e dei simboli, cosa che oggi può rappresentare un qualcosa di molto positivo. Per troppi anni la (fu) Sinistra ha fatto cose che di Sinistra non erano, ma veniva comunque votata come tale. Per concludere, sottolineo come in tutti gli altri Paesi europei, il collasso del sistema e la crisi abbiano portato alla ricomposizione di coalizioni di sinistra forti e coese. L’esempio lampante è rappresentato da Syriza in Grecia e in Spagna da Podemos, che magari non si professa tale, ma il cui programma e la collocazione nel Parlamento europeo parlano chiaro. Questo perché sarebbe compito storico della Sinistra, quello di stare al fianco di chi la crisi l’ha subita, e creare ammortizzatori sociali, possibili soluzioni di rilancio e di crescita nell’immediato per i ceti più bassi. La Sinistra o ciò che ne rimane, dovrebbe per forza di cose fare questo. Noi invece c’abbiamo il movimento coi suoi pro e i suoi contro. E magari, chi losa, gli auguriamo anche di andare a governare. Di sicuro non potrebbero fare peggio di questi. A meno che non siano anche loro sul libro paga di Berlino. Eppur si muove, ma dove vuole andare?

P.S. : una postilla doverosa va rivolta ai partiti storici (e non) della scena politica italiana. L’analisi riguarda il M5s, su questo non ci piove, ma se avessi dovuto farla su qualsiasi altro soggetto politico italiano odierno’, non avrei avuto alcun ‘pro’ da analizzare.

Luca Rota

Aggiungi ai preferiti : Permalink.

Lascia un commento

Or

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *