Compromessi

indexCompromesso s.m., “accordo, impegno reciproco assunto da più persone di procedere a un’azione d’interesse comune”, oppure “transazione, accomodamento […] forma di accordo fra le opposte esigenze di due parti in contrasto, per cui ciascuna delle due cede qualche cosa per risolvere la controversia”, o ancora “(in campo politico) un accordo fra persone o gruppi che, pur comportando reciproche rinunce, non presuppone l’esistenza di una controversia né di un vero e proprio contrasto, bensì la volontà congiunta di raggiungere un fine comune superando eventuali divergenze ideologiche”. Compromessi. Ne esistono di tanti tipi. Quello più comune lo si raggiunge all’interno della propria persona, quando ci si accetta per ciò che si è, e ci si impegna a tenersi in vita dignitosamente. Poi vengono tutti gli altri, come ad esempio quando si baratta la propria dignità per far felice qualcun’altro/a, oppure quando si fa finta di non vedere e/o di non capire per non nuocere alla dignità altrui. Si dice che essi (i compromessi) rappresentino la normalità. Ma in fondo cos’è la normalità? Per definirla bisognerebbe per prima cosa dare un concetto di “anormalità”. Di conseguenza tutto quello che non sarebbe “anormale”, risulterebbe essere “normale”. Per esclusione s’intende. E se li chiamassimo ‘concessioni’ e non compromessi, allora cosa cambierebbe? In fondo è più che giusto concedere a chi ‘sta in affari con noi’, qualcosa in cambio di altre concessioni. Altrimenti la cosa girerebbe a senso unico. Un po’ come quello che si dice di Tsipras su Internazionale, tra chi lo sostiene e chi no. Compromessi. Un tempo era stato proposto quello ‘storico’, ora assistiamo a quello ‘unico’ (o con me o contate un cazzo). Compromessi. In fondo spesso è necessario cambiare forme grammaticali, sintattiche o perifrastiche per giungere a compromessi. Se un ladro lo chiamo ‘appropriatore indebito di roba non sua’, quasi rendo signorile l’epiteto con cui lo appello. Invece se un ladro lo chiamo ‘ladro’ (come per onestà intellettuale andrebbe chiamato), si dirà che sbaglio, perché non userò alcun compromesso. Quindi a volte (scendendo a compromessi con noi stessi), diremo che è meglio buttarla in caciara, e magari usare uno ‘spazio e una maiuscola’, dividere il termine in due lemmi separati, e pubblicare il tutto su Facebook senza curarsene, servendosi di un qualsivoglia blog. Così il titolo sarà: “Compro Messi”, e almeno si avranno un casino di followers, e poco importerà se non sarete Agnelli, Berlusconi, Thoir o Pallotta. L’importante è saperli usare i compromessi.

Luca Rota

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