La stanca dittatura del Relativismo

12178021_711252639006195_1518354098_nCredere che il relativismo sia una concezione socialmente democratica spesso induce ad una sorta di azzeramento ideologico, in cui viaggiano parallelamente miriadi di correnti di pensiero e modi di approcciarsi alla vita tutti egualmente giustificabili cronotopicamente e cronologicamente.
Tante ragioni inducono ad un vuoto di potenza, ad un limbo e per quel che mi riguarda, ad un’indifferenza sociale, dettata proprio in nome delle divergenze. Viviamo nell’epoca della comunicazione libera di massa, svincolata da censure, da copyright e qualsivoglia strumento di divieto. Poter creare un angolo da cui spifferare una voce, in questo caso le mia, ne è la testimonianza, eppure libertà di parola e di pensiero paradossalmente non implicano maggior riscontro e condivisione, ma assenteismo. Mi verrebbe quasi da optare, per dirla con le parole di Brecht: “Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”, perchè ad un certo punto ci si “stanca” anche e soprattutto moralmente!
Chi leggerà questo messaggio? Quasi nessuno. E’ troppo vistosamente lungo e prolisso, necessita di una certa dose di concentrazione per carpirne il significato ( ammesso che sia abbastanza chiaro dalla penna del mittente), di conseguenza resterà sospeso e invisibile. Oggi non è fondamentale riuscire a scovare un modo per far emergere le proprie idee: i nostri pensieri più contorti, futili o meno, aleggiano negli stati di infiniti social network, ma spesso, a meno che non si scivoli nel grottesco o nella volgarità, restano privi di lettori. Ho 29 anni e ancora difficilmente combatto e comprendo ciò che è la mia epoca, quelli che fra molti anni dovrebbero essere etichettata come ” gli anni in cui ero giovane”.
E’ sempre stato così? Anche per i miei genitori? Per i miei nonni? Anche loro si sono posti questo dubbio? Questo vistoso distaccamento dalla contemporaneità che vivevano in gioventù? Probabilmente non credo che in altri tempi la vita sia stata ideologicamente più semplice, almeno per chi si è sempre posto questa domanda, senza aspettare che la vita passasse dinnanzi agli occhi passivamente.
Per quel che mi riguarda credo che qualsiasi ideologia nuova, che barbaramente si impone nella nostra quotidianità debba fare i conti, come sempre, con la Storia. Forse fra vent’anni anche io mi renderò conto che mercificare e sbandierare la mia quotidianità più privata su internet non era poi così devastante e priva di sentimento. Personalmente spero di non arrivare a condividere la gossip filosofia di vita dei social network, ma spesso mi viene da pensare che l’egocentrismo sviscerato e prorompente non è dogma della nostra epoca. E’ sempre stato il motore portante dell’umanità. Si è sempre vissuti con la speranza di attirare l’attenzione, in maniera convenzionale o meno. Cambiano i mezzi di comunicazione e sebbene crediamo che i valori e disvalori mutino col passare delle generazioni, piuttosto credo che vadano invece compresi in virtù dell’andamento tecnologico.

Alessandra Pappaterra

 

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