La politica ha fallito

La politica ha fallito. Ma non per gli scandali che quotidianamente subiamo, non per le marchette televisive, gli show ignoranti nei comizi, non per i gestacci che sempre più spesso vengono immortalati dai fotografi, non per l’uso dei social network al pari di agenzie stampa. No, la politica ha fallito perché non sa più prendere decisioni. La malattia è grave, e non riguarda la sola Italia o la sola Europa (basta vedere come Obama sia diventato un’anatra zoppa, cioè un presidente senza più la maggioranza della camera). Nessun politico sembra avere l’autorità di prendere una decisione e soprattutto mantenerla. Se non vogliamo guardare gli scempi della politica all’italiana ridotta ai minimi termine (o ai 140 caratteri!), guardiamo un po’ in Europa: il sogno europeo sta svanendo più per l’apatia di alcuni leader a mettersi in gioco che per la crisi economica. Manca il coraggio di dire che questo Euro così non va, e le ristrettezze economiche non fanno altro che metterci gli uni contro l’altri, alla faccia di cementificare lo spirito europeo. Beh se l’idea è quella di mantenere il regime economico attuale allora perché non si è sbattuta già al Grecia fuori dall’Euro? Perché per farlo bisogna avere il coraggio di mantenere la barra dritta, di dire “mi dispiace non rispetti più i nostri parametri, arrivederci e grazie”. Il non averlo fatto fa pensare che il Grexit sia uno spauracchio per la moneta unica che quindi è minacciata non dal pese ellenico ma dalle condizioni economiche imposte dall’euro stesso.

L’ammettere che queste condizioni di (non) sviluppo siano sbagliate equivale ad una responsabilizzazione della classe politica che anche in Europa non brilla per coerenza e capacità di governare la nave nella tempesta. Allora il nocchiere va cambiato prima che la nave si infranga sugli scogli. E gli scogli si vedono già! In tutta Europa fioriscono movimenti nazionalisti di chiara origine xenofoba e razzista, che marciano sui problemi economici dei popoli europei soffiando sul fuoco dell’odio. Politici d’altra pasta avrebbero avvertito il pericolo già da tempo e non avrebbero rincorso verso destra queste ideologie riducendo la competizione elettorale a chi è più nazionalista come sta avvenendo in Francia tra Hollande e la Le Pen. Questa è la strada per disgregare l’Unione, che al momento è solo monetaria ma nelle intenzioni dei nostri nonni doveva essere per prima cosa politica! Non apriamo il capitolo politica estera altrimenti servirebbero pagine intere per capire come mai in Europa non si ha una politica estera comune ma si cerca di mantenere il proprio particulaire e di curare orticelli talmente piccoli da risultare insignificanti (vedi le crisi in Libia, Ucraina e Siria).

Ora all’indomani del referendum greco, l’Europa si trova con le spalle al muro: se la vittoria del ‘si’ fa ben sperare nella riuscita delle trattative e toglierebbe di mezzo Tsipras, sarebbe un voto dettato dalla paura se non dalla volontà delle élite europee; mentre una vittoria del ‘no’ certificherebbe una bocciatura senza appello delle misure finora adottate in materia economica e potrebbe segnare un passo importante, non per l’allontanamento di Atene dall’euro, ma per revisionare e rinsaldare il patto tra i popoli che fondano l’EUROpa.
La Grecia con Tsipras ha lanciato la monetina, comunque andrà c’è la speranza per un’altra Europa, più vicina ai popoli e meno legata all’alta finanza mentre la speranza di avere politici di rilievo è rimandata alla prossima generazione.

Diego Alessio

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