La parola in rete

veline strisciaPensare di profilo genera abbagli. Uno dei più frequenti consiste nel credere la rete incoraggi un rapporto diretto tra promotore e utente. Quest’ultima è, innanzitutto, soltanto un’illusione tattile: in quest’ottica a tendina l’interrelazione digitale non annulla né le differenze né le ostilità, anzi, le infiamma e le dilata.
Occorre tenere presente che non esiste oggi una distinzione discriminante tra parola on-line e parola pre informatizzata, ma esiste una distinzione nel linguaggio comunicativo che, nel primo caso, per rappresentarsi al futuro deve ricorrere a frammentazioni, decontestualizzazioni e riassemblaggi continui e forsennati.
In pratica su Fb, siamo davanti a parole che hanno la necessità di trasformarsi in evento per diventare interessanti. Quest’aspetto sta contribuendo a riscrivere i caratteri di ogni relazione e a strutturare molta parola come velina, esponendola al pericolo di diventare valore friabile capace di darsi soltanto all’attimo della stesura in bacheca per poi scivolare nell’oblio.
Credo che compito di chi si occupa oggi di comunicazione, sia quello di cercare di arginare con tutti i mezzi questa tendenza all’impiccagione in pubblica piazza delle parole inventandosi sistemi di resistenza alla gogna telematica sottoforma di progetti che abbiano nel contenuto dello schizzo specificità che possano svelare legami attraverso un’esperenzialità mutevole.
Questo affinché la parola possa tornare a essere teatro sensoriale primigenio traversante un mondo che questua incessante di ridefinire i propri rapporti per staccare in perpetuo da un’estetica d’effimero contorno.

Gaetano Santandrea

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