LiberalAmente incontra Emergency

10301220_763551243692670_7979426985994622925_nL’organizzazione, e orgoglio italiano, che promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani nel mondo.

di Denisse Garofalo

Domenica 14 ottobre dalle ore 18:30, presso la sala Consiliare del Comune di Rogliano, ha avuto luogo l’incontro con il Gruppo Emergency Cosenza. L’incontro, senza dubbio, avrebbe dovuto raccogliere e interessare più gente, ma nonostante la sterile risposta del paese non fosse del tutto inaspettata fa comunque tristezza vedere quanto poca volontà ci sia di avvicinarsi a qualcosa solo perché sembra così lontana dalla nostra realtà. Inutile (o forse no) dire che bisognerebbe avere una mente più aperta e capire che il terzo mondo, in cui opera prevalentemente Emergency, non è “un altro mondo”, ma è lo stesso che abitiamo anche noi. Ad ogni modo, coloro che hanno partecipato all’incontro hanno avuto modo di conoscere più da vicino Emergency, straordinaria associazione umanitaria italiana, fondata nel 1994 da Gino Strada, per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà; questa opera in tutto il mondo, sono ben 13 i paesi in cui svolge la sua attività tra cui Afghanistan, Iraq, Sudan e Sierra Leone. L’incontro è stata anche l’occasione per visionare insieme ai ragazzi del Gruppo Emergency Cosenza il film-documentario Open Heart, candidato al premio Oscar 2013 nella categoria “miglior cortometraggio documentario”. Diretta da Kief Davidson, la pellicola narra la storia di otto bambini ruandesi di età compresa tra i tre e i diciotto anni, che insieme al dottor Emmanuel Rusingiza, specialista in cardiologia pediatrica, lasciano le loro famiglie per andare in Sudan a sottoporsi a un delicato intervento al cuore al Centro Salam di cardiochirurgia di Emergency, a Khartoum. I ragazzi sono stati selezionati tra migliaia di casi in base alla gravità delle loro condizioni, le loro valvole cardiache sono state seriamente compromesse dalla malattia reumatica, la cui causa non è altro che una faringite (il comune mal di gola) curata male (o nel caso di questi bambini non curata affatto, a causa della mancanza di antibiotici o semplice penicillina). Essere operati è davvero l’unica possibilità di salvezza che resta loro, l’alternativa è solo una morte prematura entro un anno. Il documentario ci cattura completamente e una volta terminato le ragazze del gruppo hanno chiesto ai presenti se avessero delle domande, ma nessuno ha aperto bocca. Non credo davvero per mancanza di curiosità o voglia di saperne di più, penso di raccogliere l’impressione generale se dico che la tristezza unita all’indignazione hanno creato un po’ di shock in noi. Tristezza perché è la condizione di tutti coloro ai quali si dedica Emergency, tristezza perché non puoi fare a meno di chiederti se esista davvero una giustizia su questo mondo quando vedi una bambina come Angelique (una delle protagoniste del documentario) che a soli sei anni, prima di partire, ha dovuto salutare il suo papà non sapendo se quella sarebbe stata l’ultima volta, perché da li a qualche giorno avrebbe dovuto sottoporsi ad un rischioso intervento a cuore aperto. Durante tutto il documentario vengono mostrati questi otto ragazzini, sono tutti così attenti e seri quando il cardiochirurgo gli spiega la loro situazione e gli parla dell’intervento che dovranno subire, ma niente lacrime, sono visibilmente spaventati eppure cercano di mostrarsi forti. Le operazioni, sebbene molto delicate e rischiose vanno tutte bene, tranne quella della piccola Marie che per un difetto alla valvola cardiaca che le è stata trapiantata dovrà subire nuovamente l’intervento. A quel punto i suoi sette amici di “avventura” per la prima volta piangono, sono tanto dispiaciuti che lei abbia avuto questa complicazione, e lo sono anche perché sanno di poter tornare a casa e finalmente riabbracciare i loro cari, mentre lei dovrà rimanere nel centro ancora un po’. Non piangere davanti alla propria sofferenza ma di fronte a quella altrui. Una grande lezione impartitaci da questi ragazzi così in gamba, non come i ragazzetti senza cuore del “nostro mondo”, sempre a piangersi addosso per banalità, troppo concentrati su loro stessi da non vedere i veri problemi al di là del loro naso. Alla fine del documentario ci si sposta verso il banco informativo di Emergency, dove oltre ai gadget in vendita troviamo diversi depliant, in uno leggo una frase:”…i nostri volontari si dedicano ai feriti di guerra, alle vittime delle mine antiuomo e della povertà.”
Guerra. Mine antiuomo. Povertà.
La mente si blocca su queste parole, la rabbia comincia a ribollire.
Come si vive serenamente sapendo di far parte della razza più mostruosa del pianeta? Come è possibile che ad un essere umano come me, o te che stai leggendo, sia balenata in mente l’idea crudele di creare qualcosa capace di uccidere un altro uomo?
Capisci dunque che Emergency svolge un’opera più che ammirevole volta, però, a porre rimedio all’estrema stupidità e cattiveria dell’uomo.
Le cose non cambieranno mai, ormai si sa. È un’utopia credere che un giorno gli uomini si possano svegliare senza la voglia di farsi la guerra l’un l’altro, bensì con la voglia di ridistribuire equamente la ricchezza del nostro pianeta così che non esistano più distinzioni, non esista più un “terzo mondo”. Così che qualunque bambino, di qualsiasi continente, di qualsiasi colore, possa curarsi un raffreddore anziché rischiare di morire per l’impossibilità di comprare un antibiotico e che tutti abbiano le stesse possibilità di vivere dignitosamente e di realizzare se stessi con la certezza di avere davanti un buon futuro. Si, per i disillusi è un utopia, ma per i volontari di Emergency no, e non si può non lodarli e ammirarli per l’amore che li lega a questa causa. Open heart dunque non è solo il titolo del documentario, non è solo da riferire agli interventi che ci vengono mostrati, è la condizione di tutti i volontari di Emergency che aprono il loro cuore e allungano le loro mani verso chi ha bisogno di aiuto, in ogni angolo del mondo.

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