Non sono Stato io

No, meglio dirlo subito, non volevo parafrasare il titolo di una canzone di Caparezza, ma la frase “non sono Stato io” ce la sentiamo recapitare ogni giorno. Sarà il vicino che innaffiando le piante dal balcone ha allagato i tuoi panni stesi al sole, sarà il “pilota di Formula uno” che tagliandoti la strada nel traffico cittadino ti fa spallucce, o sarà Mazzarri che per giustificare le prestazioni pietose della sua Inter invoca la poca benevolenza di Giove Pluvio. Tutto finisce nel calderone dell’attitudine tutta italica a non assumersi le proprie responsabilità. La cosa dovrebbe finire qua, ma dato che siamo bravissimi a farci male da soli, abbiamo esportato questa nostra virtù anche in sfere più alte della società. Non ci facciamo mancare niente in Italia, dove un ministro qualsiasi può vedersi regalare una casa a sua insaputa e farla franca per la magistratura, e nella stessa disgraziata penisola, un ragazzo arrestato muore (forse per celia) ma lo Stato che lo aveva in custodia fa spallucce e si autoassolve.  Ah già, siamo un paese di diritto e vige la presunzione di innocenza fino a prova contraria, cioè fino a quando non si arriva in Cassazione. Di certo c’è una cosa: con i tempi biblici che ci vogliono oggi per fare un processo in Italia, spesso il fatto non sussiste o è già decaduto per insufficienza di prove che dopo decenni non si trovano più. Tra eterni misteri e stragi di Stato, c’è da giurare che anche qualche alto giudice della Cassazione spesso tra sé e sé abbia detto: “non sono Stato io!”. Così stranamente in Italia in Autunno piove, e sempre in maniera misteriosa quando piove troppo, i fiumi portano più acqua che in Estate. Pensate un po’ che fiumi e torrenti possono persino straripare, allagare una città come Genova tre volte in un mese, ma la colpa non è di nessuno. Qualcuno forse non ha ben capito che l’acqua scorre dall’alto verso il basso e nei letti dei fiumi è meglio non costruirci. Tre anni fa nel capoluogo ligure lo stesso torrente straripò facendo sei morti di cui due bambine. In molti giurarono un “mai più”. Vennero indetti lavori per mettere in sicurezza il torrente, lavori partiti e mai finiti, con il risultato che dopo tre anni siamo punto e a capo: torrente straripato, altri morti. Il Comune accusa la Regione. La Regione accusa la Provincia. I cittadini lo Stato. Chi ha costruito in maniera abusiva accusa i condoni, fino ad arrivare al tormentone: “non sono Stato io!”. Pensate un po’ che anche la Capitale non se la passi tanto bene. Là il sindaco non paga le multe ed è costretto a riferirlo in Consiglio comunale! Come è sfortunato e poco accorto, poteva semplicemente uscirne con “non sono Stato io”. Renzi che di comunicazione è maestro quasi come lo era mr. Berlusconi, ha spesso glissato su molti problemi con, “non è colpa nostra, ma di chi c’era prima!” Colpito e affondato! E se poi qualcuno duro di comprendonio ancora insiste nell’accusare il Governo, si vede che è una specie strana, non è un uomo, è un GUFO! Dannati Gufi! Stanno sempre a gufare loro! Bene fece l’astuto Moggi che quando giocava la Juve, faceva qualche telefonatina all’Altissimo per difendersi da gufate che potevano costare il campionato! L’Italia si sa, è un Paese molto cattolico, almeno sulla carta. Il problema però è che il personaggio che più ci ha colpito leggendo i Vangeli non è Gesù, ma Ponzio Pilato!

Diego Alessio

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