COOPERARE PER CAMBIARE

PONTE DELLE FRATTETra i vari pranzi e cene di questi giorni di festa così ravvicinati tra loro, mi è capitato di confrontarmi con varie persone su temi tra i più disparati; si è passati dal dibattito “euro si, euro no” fino al futuro della nostra Rogliano.

La riflessione verteva sempre su un termine: cooperazione. È una parola, si può dire, sconosciuta per il nostro bel paese, forse perché della valle del Savuto è la cittadina che più aspira al sentirsi città. Un paese è più portato alla cooperazione e a cercare di superare insieme le difficoltà. Rogliano purtroppo sembra ricordarsi della partecipazione viva alle attività comuni solo poche settimane all’anno, e mi viene in mente la “Passione”, già citata su queste pagine.

Ora se da un lato la grande macchina organizzativa dell’evento pasquale sembra funzionare a menadito, quel che lascia veramente tristi è che per i successivi 364 giorni il paese cessa di esistere ed è subito calma piatta, apatia.

Non so chi gode nel vedere il posto in cui vive in questo stato vegetativo, senza uno slancio, senza un’idea. I pochi stimoli che provengono dal basso si infrangono contro la cappa di accidia propria di un comunità che non si sente più tale.

Facciamo un gioco. Chi mi sa dire, oltre ai 2 o 3 “soliti noti”, da quali persone è composta la nostra giunta comunale? Avete 5 minuti di tempo, ma so già che non risponderete. La nostra, una giunta comunale che gode di una maggioranza bulgara, dove i membri che ne fanno parte raggiunto il risultato elettorale hanno piazzato la bandierina, e si sono “ritirati a vita privata”. Così molti assessori non sono nemmeno pervenuti e il loro lavoro è impalpabile, se mai c’è stato.

La stessa opposizione fantasma poi non si è mai vista. Nel corso di questo quasi quinquennio non ha mai fatto sentire la sua voce tranne su qualche social network (in linea con le più moderne forme del linguaggio politico). In un organo istituzionale la cooperazione tra maggioranza, opposizione e cittadino, dovrebbe garantire una più giusta e sana vita democratica, ma le mancanze non sono di attribuire solo ad uno o ad un altro partito.

Il cittadino ha così visto passare inerme tre anni di immobilismo politico e civile ma senza che, da buon italiano, non se ne sia lamentato nelle sempre più sporadiche passeggiate in villa. Viviamo in un paese che giorno dopo giorno sembra spogliarsi della voglia di emergere che in passato lo ha contraddistinto.

Potrei fare mille esempi di strutture ed attività lasciate al loro completo abbandono. Prenderei come esempio il Palazzetto dello sport, che è forse una delle costruzioni più moderne e complete del nostro comprensorio, una struttura che persino a Cosenza ci invidiano. Capiente, con spalti ampi e la possibilità di praticarvi più sport; poi entri al suo interno alzi gli occhi e vedi che il soffitto cade giù per mancanza di manutenzione, e allora pensi che Rogliano è come il suo palazzetto: un posto con capacità enormi che l’accidia fa sembrare fatiscente e dimenticato. Basterebbe dunque un po’ di sano olio di gomito e un po’ di forza di volontà mista alla cooperazione tra cittadini per rendere il nostro posto migliore e più vivibile.

Noi ci stiamo provando, e tu?

Diego Alessio

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