Rogliano ha un futuro

Cartier-Bresson-bricksL’architettura è prima di tutto spazio per l’uomo e per la sua vita. Lo spazio concepito prende forma , si plasma e come tutte le configurazioni che ammettono esistenza, desiderio e intelligenza diventa linguaggio. Il luogo diventa quindi parole, tracce di un codice che ci racconta i fatti, le abitudini e la vita del soggetto abitatore.

Ma spesso il linguaggio viene trascurato, o quasi dimenticato e il luogo diventa un altro essere, subisce una trasformazione. Finisce per diventare un contenitore vuoto, un luogo di passaggio, un involucro che smette di funzionare.

È impossibile non rendersi conto di come, ormai, anche la nostra cara e bella Rogliano abbia smesso  di rappresentare un solido punto di riferimento per diventare sempre di più un “città di passaggio”. Un luogo da dove si parte e dove si ritorna spesso solo per il tempo necessario a riorganizzarsi per una nuova partenza.

Insomma, una porzione di terra, la nostra, con la fortuna di possedere un elevato potenziale del viver bene e la mera sfortuna del disinteresse comune di chi la vive. Sventura, quindi, in parte dovuta alla vicinanza di poli economici più evoluti e complessivamente più attraenti, in parte, buona parte dovuto allo scarso interesse verso una riqualificazione più matura e concreta del luogo da parte del cittadino.

È infatti il cittadino che deve ideare intorno ai propri spazi manifestazioni concrete che permettano una “non-declassazione” del sito , evitando di dissipare nel nulla quella tradizionale qualità di vita che in altri tempi rendeva il nostro spazio meravigliosamente vissuto.

Ma, di fatti, stiamo ancora aspettando il salto di qualità che dovrebbe integrare il nostro paese verso nuove destinazioni ; ma destinazioni per chi se non prima di tutto per l’abitante? E aspettiamo cosa,da chi?

Se è vero che l’architettura è spazio e che lo spazio il più delle volte è scandito dalla presenza dell’uomo allora è pur vero che è l’uomo , abitante dello spazio, che deve impegnarsi attivamente a riqualificare il suo luogo qualora questo venisse meno. Noi tutti, Roglianesi, dovremmo avere il coraggio e la voglia di trasformare le nostre risorse, adattarle al presente e proiettarle positivamente al futuro invece di limitarci ad osservare impassibili il decentramento sociale del luogo. Ne va da se che sarebbe solo un valore aggiunto alla nostra qualità di vita.

Riqualificare una città vuol dire offrire diverse opportunità d’insediamento alle persone, alle attività commerciali e artigianali, vuol dire dare nuova luce ad un posto da troppo tempo vittima dell’indifferenza sociale. Portare cambiamenti positivi sia negli ambienti centrali che in quelli periferici per elevare la classe di vivibilità locale. Vuol dire attivarsi in una più stretta collaborazione comunitaria al fine di rendere la nostra Rogliano un nuovo polo attrattivo, sia socialmente che economicamente. C’è bisogno di abbandonare pregiudizi  e tabù su tutto ciò che rappresenta una novità locale. Di cose da fare, di-sfare e rifare ce n’è abbastanza per perderci dietro la “logica della rassegnazione”.

Per concludere, in un paese come il nostro, moralmente socialmente e culturalmente trascurato è di fondamentale importanza incoraggiare i fattori di attrattività locali, per riscattare la qualità e la rispettabilità persa fra gli inutili “perchè”.

C’è una politica di collaborazione da migliorare, qua dove una comunità è crocevia per altri luoghi, e la cultura può rappresentare il primo impulso verso  il miglioramento territoriale.

È necessario quindi individuare come obiettivo comune  una strategia di promozione per Rogliano che divenga il “modus vivendi”  di chi dice ancora una volta No al decentramento socio-culturale.

Giovanni  Succurro

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2 commenti

  1. Bell’articolo Giovà.. Vediamo se funzionano pure i commenti… 🙂

  2. Mattanò sarebbe fiero di te, fratello.
    Ma scherzi a parte: io sono orgoglioso di essere tuo amico.
    COMPLIMENTI, gran bel pezzo.

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